Quando il management diventa la scelta di un Paese
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La parola management è diventata una forma concreta di politica economica. Ogni scelta su credito, tecnologia, prezzi, incentivi fiscali, capitale umano e innovazione dice qualcosa sul modello di sviluppo che un Paese vuole costruire. L’Italia si muove dentro questa tensione: da un lato una crescita fragile, dall’altro una domanda di trasformazione che non aspetta i tempi lunghi della burocrazia e della concertazione.
Il Pil italiano La fotografia macroeconomica della Banca d’Italia è sobria, quasi severa. Il Pil italiano è previsto in crescita dello 0,5% nel 2026, dello 0,4% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028, con una possibile correzione allo 0,6% per il 2026 dopo la revisione Istat del primo trimestre. L’inflazione armonizzata dovrebbe salire al 3,1% nel 2026, per poi scendere al 2,0% nel 2027 e all’1,9% nel 2028. La domanda interna resta debole, frenata da energia, incertezza geopolitica e costi di finanziamento in aumento. È un’economia che non crolla, ma fatica a correre.
Credito e… Dentro questo quadro, il credito torna a muoversi ma non diventa ancora una leva espansiva piena. Ad aprile 2026 i prestiti bancari al settore privato sono cresciuti del 2,8% sui dodici mesi; quelli alle famiglie del 2,6%, quelli alle società non finanziarie del 3,1%. I depositi del settore privato sono aumentati del 2,9% e la raccolta obbligazionaria del 4,2%. Ma il denaro ha un prezzo selettivo: il Taeg sui nuovi mutui è al 3,91%, il credito al consumo al 10,41%, i nuovi prestiti alle imprese al 3,56%, con il 4,28% per importi fino a 1 milione e il 3,15% oltre quella soglia. I tassi passivi sui depositi restano invece allo 0,65%. Per il management questo significa una cosa precisa: la finanza non è più uno sfondo neutro, ma un vincolo strategico da governare.
microcredito È qui che il microcredito assume un valore politico e manageriale insieme. Nel 2025, secondo lo studio Triadi su PerMicro, sono stati concessi oltre 38 milioni di euro a 3.167 progetti, con una crescita del 7,8% rispetto al 2024. L’88% delle imprese finanziate risulta ancora operativo dopo due anni; il 33% è guidato da giovani under 35 e le donne rappresentano il 35% delle persone richiedenti. Non sono numeri marginali: sono la prova che piccoli prestiti, quando accompagnati da servizi e fiducia, possono ridurre l’esclusione finanziaria meglio di molte dichiarazioni programmatiche.
Turismo La stessa logica vale per il turismo. A marzo 2026 la bilancia dei pagamenti turistica dell’Italia ha registrato un avanzo di 0,5 miliardi di euro, stabile rispetto al 2025. La spesa chi è arrivato in Italia è stata pari a 3,1 miliardi, e quella di chi dall’Italia ha viaggiato all’estero a 2,6 miliardi, entrambe in lieve calo di quasi l’1%. Nel primo trimestre, però, le entrate sono cresciute del 5,4% e le uscite dello 0,6%, spinte dai viaggi per vacanze e dagli effetti delle Olimpiadi invernali. Le persone che vivono nell’Unione Europea hanno contribuito più di quelle extra-UE, con un +8,2% contro +2,5%. Anche qui il dato manageriale è evidente: i flussi esistono, ma vanno trasformati in prodotti, territori, esperienze e filiere.
Chi finanzia la tecnologiaSul fronte tecnologico, il tema non è più “fare innovazione”, ma decidere chi la finanzia e con quale scala. Negli Stati Uniti, oltre 700 investitori unici detengono quote in SpaceX, OpenAI e Anthropic. Attorno ai tre colossi privati orbitano venture capital come Andreessen Horowitz, Founders Fund, Thrive Capital, Sequoia e Coatue, family office e corporate investor come Amazon e Nvidia. Amazon, secondo il Wall Street Journal, ha già investito 33 miliardi di dollari tra Anthropic e OpenAI. La tecnologia privata diventa infrastruttura quasi pubblica, ma governata da capitale privato. La Germania ha capito il problema e prova a rispondere in modo sistemico. Il German Venture and Growth Forum, alleanza di 24 investitori tra cui HV Capital, Earlybird e Project A, ha stimato che nel 2025 alle startup tedesche siano arrivati appena 7 miliardi di euro, pari allo 0,15% del Pil, contro lo 0,8% degli Stati Uniti.
Il contesto italiano L’Italia, invece, resta sospesa tra eccellenze e freni strutturali. Il TEHA Global Innosystem Index 2026 colloca il Paese al 31° posto globale per capacità di innovazione. Il Piemonte guida per spesa in ricerca e sviluppo con il 2,13% del Pil, la Lombardia è 26esima in Europa, la robotica e la produzione scientifica restano punti forti. Ma il capitale umano è il collo di bottiglia: investimenti nell’istruzione stagnanti, poche persone laureate, competenze digitali insufficienti. Eppure, le startup innovative superano i 400 milioni di euro di fatturato complessivo e gli investimenti toccano il record di 1,7 miliardi. A Bolzano, dal 9 all’11 settembre, To The Peak 2026 porterà 460 mila euro di investimenti diretti: 360 mila euro da 360 Capital su digital, deep tech e climate tech, più 100 mila euro dal Tyrolean business angel network e BluLime.