Management 2026: il nuovo mestiere di guidare le imprese

 

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C’è un’immagine che racconta bene il management tra 2025 e 2026: un ufficio che non è più silenzioso. Nella Silicon Valley, secondo The Wall Street Journal, chi si occupa di programmazione, management e knowledge worker usa cuffie e applicazioni di dettatura AI come Wispr, Aqua Voice, Willow, TalkTastic, Typeless e Superwhisper.
Wispr, fondata nel 2021, era nata per costruire un dispositivo wearable con interfaccia neurale, poi ha ridotto il team da 40 a 4 persone e si è riposizionata sulla dettatura da intelligenza artificiale; nell’autunno successivo ha raccolto capitali con una valutazione di circa 700 milioni di dollari e oggi conta circa 60 dipendenti. Anche questo è management: capire quando il passaggio dalla tastiera alla voce sta modificando il modo in cui le persone pensano e collaborano.
Il management torna a essere una disciplina dell’adattamento. Oggi l'organizzazione è attraversata da tre forze: l’accelerazione dell’intelligenza artificiale, la competizione per i talenti e una crisi permanente. Guidare un’impresa significa imparare a riequilibrarsi continuamente, secondo la formula che Business People definisce “leadership del movimento”.


La frattura del talento e il nuovo welfare
La prima frattura riguarda il talento. Secondo The Wall Street Journal, aziende come OpenAI offrono ad alcuni profili tecnici stipendi base superiori al mezzo milione di dollari annui, con piani azionari. Il personale dipendente delle prime fasi ha visto il valore delle proprie quote moltiplicarsi di oltre cento volte; per consentire la monetizzazione prima di una Ipo, OpenAI ha organizzato tender offer e ha recentemente triplicato il limite di vendita consentito. Le imprese che non possono competere con pacchetti milionari devono rispondere con purpose, autonomia e welfare.
Il primo Rapporto dell’Osservatorio Corporate Welfare Lab di Luiss Business School ed Edenred Italia, ripreso dal Corriere della Sera, mostra che in Italia il welfare aziendale è adottato dal 56% delle aziende, con il 78% tra le multinazionali e il 69% tra le aziende italiane con sedi all’estero. Solo il 32% delle PMI offre piani strutturati. Le barriere principali sono le “altre priorità aziendali” (33%) e la mancanza di visione (22%).
Il dato più interessante riguarda le startup: il 56,8% ha già un piano welfare. Alberto Dell’Acqua (Luiss Business School) spiega che oggi gli strumenti sono digitali e immateriali (buoni pasto, smart working, sanità). Fabrizio Ruggiero, amministratore delegato di Edenred Italia, ricorda che l’azienda serve 3 milioni di persone in Italia e che dal 2020 l’interesse delle piccole imprese è aumentato. Per il 65% delle aziende il welfare migliora la soddisfazione e attira i giovani.


L'AI come infrastruttura
La seconda frattura riguarda l’intelligenza artificiale nel lavoro. La rassegna segnala il caso italiano Noveo, fondata da Luca Seu, che applica l'AI per automatizzare procedure complesse dentro una logica “human-in-the-loop”.
McKinsey, nel report Superagency in the workplace del 28 gennaio 2025, osserva che quasi tutte le aziende investono in intelligenza artificiale, ma solo l’1% ritiene di aver raggiunto maturità nell’adozione; la barriera principale è la capacità della leadership di guidare la trasformazione. Il World Economic Forum, nel Future of Jobs Report 2025 costruito su oltre 1.000 grandi datori di lavoro, rappresentativi di più di 14 milioni di lavoratori e lavoratrici in 22 cluster industriali e 55 economie, prevede che entro il 2030 il 22% dei lavori sarà interessato da disruption, con 170 milioni di nuovi ruoli creati, 92 milioni eliminati e un saldo netto positivo di 78 milioni di posti. Lo stesso rapporto indica che il 39% delle competenze chiave cambierà entro il 2030, metà dei datori di lavoro intende riorientare il business, due terzi prevedono di assumere persone di talento nell'uso dell'intelligenza artificiale e il 40% anticipa riduzioni di personale nelle aree automatizzabili.
Il tema è la qualità dell’adozione. Gartner, il 16 dicembre 2025 su 2.986 risorse dipendenti, ha rilevato che il 65% è entusiasta di usare l’intelligenza artificiale, ma il 37% non la utilizza perché le altre persone non la usano. Il 4 marzo 2026, Gartner segnala che solo il 45% del management ritiene che l’intelligenza artificiale abbia soddisfatto le aspettative; in un sondaggio del luglio 2025, il 55% degli HR leader vorrebbe usare un’ora liberata dall’intelligenza artificiale per progetti speciali, mentre solo il 28% del management darebbe priorità a questo. Comprare strumenti di intelligenza artificiale è facile, cambiare il lavoro è difficile. Per questo Gartner, il 13 maggio 2026, prevede che entro il 2027 il 50% delle imprese prive di una strategia AI “people-centric” rischierà di perdere le migliori persone di talento nell’uso dell’intelligenza artificiale.


Governance, fiducia e il contesto italiano
La terza frattura riguarda la fiducia e la governance. Nel testo di Giorgio Parisi contenuto in “AI e potere” (PaperFirst), ripreso da Il Fatto Quotidiano, emerge che i modelli linguistici possono inventare risposte quando mancano dati. Parisi richiama il rischio che la ricerca online venga mediata da sintesi AI (con Google e Gemini come esempio) e che i media finiscano per avere come lettrice e finanziatrice principale una singola intelligenza artificiale, riducendo il pluralismo. Il management dovrà quindi costruire procedure di verificabilità umana.
Inoltre, l'innovazione richiede la gestione dell'attrito. Andrea Lipparini e Benedetto Vigna su Il Sole 24 Ore sostengono che la vera innovazione non è mai pienamente democratica, se per democrazia si intende ricerca prematura del consenso. Il leader deve saper proteggere intuizioni premature e tollerare l’incertezza.
Il quadro italiano resta segnato da una tensione strutturale. Lo studio Anthilia pubblicato da Milano Finanza evidenzia che un quarto del campione non pianifica espansioni e privilegia l’autofinanziamento; la mancata pianificazione del ricambio generazionale espone gli asset al rischio di acquisizioni da parte di fondi esteri.


Organizzazioni umane
In questo contesto, il ruolo di management intermedi deve evolvere: da cinghia di trasmissione ad architettura del contesto. In un’economia in cui OpenAI crea fortune con quote cresciute oltre cento volte, in cui le startup italiane adottano il welfare nel 56,8% dei casi, in cui il 39% delle competenze cambierà entro il 2030, il 22% dei lavori sarà ridisegnato e solo l’1% delle aziende si percepisce matura nell’intelligenza artificiale, il vantaggio competitivo coincide con la capacità di governare l'innovazione, costruendo organizzazioni capaci di restare umane.



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