L’innovazione tra pulsioni ancestrali, libri e nuovi ecosistemi
L’ansia di esplorare dei nostri antenati e la fame di futuro delle società contemporanee sono strettamente legate. Andrea Bariselli, nel suo A Wild Mind (Rizzoli, 2024), lo definisce come il gene dell’avventura: il Drd4-7r, presente nel 20% dell’umanità, spinge a cercare orizzonti nuovi anche quando non c’è necessità. È un tratto biologico che, trasformandosi in cultura, ha portato l’uomo dalle caverne alle metropoli digitali, dalla scrittura ai viaggi spaziali. «Siamo l’unica specie che scala una montagna solo per vedere cosa c’è dall’altra parte», scrive Bariselli. Un istinto che oggi si declina nell’innovazione, nella ricerca e, in fondo, in ogni atto di conoscenza.
/ Educazione imprenditoriale
Questa pulsione si scontra però con una realtà italiana che spesso sembra trattenuta da corde invisibili. Il Rapporto GEM Italia 2024-2025, curato da Universitas Mercatorum con Babson College e LBS, racconta un Paese che ha perso entusiasmo imprenditoriale: 34° su 51 posizioni per propensione alla creazione di nuove imprese, con un calo del 20% rispetto al 2010. La percentuale sale al 15% tra i laureati, ma resta sotto il 10% per chi non ha un titolo universitario, a conferma di quanto l’istruzione sia ancora un discrimine nell’accesso all’imprenditorialità.
«Integrare l’educazione imprenditoriale nei percorsi scolastici e universitari non è un lusso, ma una necessità», osserva la professoressa Alessandra Micozzi. Eppure, mentre l’Italia si interroga sul suo modello educativo, la Cina insegna una lezione importante: come ricorda Giovanni Tria su Il Sole 24 Ore, con progetti come il Double First-Class Pechino ha costruito università d’élite capaci di scalare le classifiche mondiali e alimentare un’economia oramai leader nei settori hi-tech.
/ Rischio democratura
In questa tensione tra passato e futuro si inserisce anche Federico Fornaro con il suo saggio Una democrazia senza popolo (Bollati Boringhieri, 2025), che descrive il rischio di una democratura: una democrazia svuotata dalla disillusione, dal distacco tra élite e cittadini, e dall’erosione del patto sociale. Non si tratta solo di politica, ma anche di innovazione. Un Paese che non investe sui giovani, e lascia partire oltre 600.000 ragazzi in dieci anni – molti dei quali laureati – perde capitale umano e mina anche le basi della sua stessa competitività.
/ Le due facce della rivoluzione tech
L’innovazione non è mai neutra. Lo dimostrano i nuovi ritratti di Sam Altman, fondatore di OpenAI, raccontato nelle biografie di Keach Hagey e Karen Hao: genio visionario o manipolatore, imprenditore missionario o “mercenario” del capitale, Altman incarna le ambivalenze di una rivoluzione tecnologica che affascina e inquieta allo stesso tempo. È un simbolo di un capitalismo che premia le superstar dell’AI disposte a cambiare bandiera per stipendi da 200 milioni di dollari, come nel caso di Ruoming Pang passato da Apple a Meta, mentre alla base della piramide si allarga il mare di lavoratori precari.
/ Il contesto
Ma non è solo la Silicon Valley a dettare le regole del gioco. Lo studio Magnisi Venture di Palermo trasforma la città in un laboratorio di innovazione e impatto sociale puntando su AI per Blue Economy e agrifood. Il piano France 2030 finanzia a Tolosa le startup che progettano nanosatelliti e combinano dati spaziali e intelligenza artificiale per gestire risorse idriche. Persino Monaco riscrive il suo diritto societario per attrarre imprese hi-tech, consapevole che senza stock-option e strumenti di finanza moderna i suoi talenti voleranno altrove.
Sul fronte economico il quadro resta invece tra luci e ombre. Il venture capital italiano cresce per numero di operazioni (+21% nel primo semestre 2025) ma non per valore (-30%), schiacciato dalla mancanza di mega-deal. Eppure, come spiega il nuovo AD di Cdp Venture Capital, Emanuele Levi, la sfida non è più quella di trovare i primi finanziamenti, ma di sostenere le startup nella fase di crescita, creando fondi dedicati. Un esempio sta nel nuovo Previdentia pensato per coinvolgere casse e fondi pensione.
/ La conoscenza
Il tema di fondo resta sempre lo stesso: la conoscenza. Che sia nella neuroscienza di Bariselli, nelle analisi di Fornaro, nei modelli universitari cinesi o nelle strategie di venture capital, l’innovazione non nasce nel vuoto. È figlia di libri che aprono visioni, di università che sanno osare, di ecosistemi che premiano il rischio e l’esplorazione. Come ricorda Edoardo Boncinelli nel saggio Come nascono le idee (Il Saggiatore, 2025), le idee che ci rendono umani non servono a respirare o a nutrire, ma a esplorare l’inutile: l’arte, la scienza, la possibilità di immaginare il mondo altrimenti. Forse è proprio qui, in questo “inutile” che diventa necessario, che si trova il vero senso dell’innovazione.
/ Fonti
• Men’s Health, luglio 2025: Il gene dell’avventura
• Corriere della Sera, 21 luglio 2025: Sempre meno aziende. Paese da motivare
• La Stampa, 20 luglio 2025: Se adesso i giovani scappano all’estero anche dalle regioni del ricco Nord
• Il Fatto Quotidiano, 14 luglio 2025: La guerra dei signori dell’Ia per prendersi le “superstar”
• The Wall Street Journal, 21 luglio 2025: Executive Steers AI to Social Problems
• La Stampa, 22 luglio 2025: Le grandi idee sono inutili
• Le Monde, 22 luglio 2025: Les start-up dessinent le futur du spatial à Toulouse
• Il Sole 24 Ore, 27 luglio 2025: Venture capital, Palermo città laboratorio della finanza per le startup
• Corriere della Sera, 27 luglio 2025: «Più soldi per le startup da casse e fondi pensione»
• La Tribune, 25 luglio 2025: Réforme du droit des sociétés à Monaco: «Craindre l’échec, c’est choisir l’immobilisme»
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Categoria: News