L’innovazione, prima delle macchine, è una battaglia per la conoscenza
C’è un modo sbagliato di raccontare l’innovazione: ridurla a una sfilata di robot, chip, algoritmi e valutazioni miliardarie. È il modo più facile, perché trasforma una questione culturale in una questione di gadget. Eppure, oggi il punto vero è un altro: se una società smette di allenare l’immaginazione, la profondità di lettura e la capacità di collegare saperi diversi, può anche riempirsi di intelligenza artificiale, ma rischia di diventare più efficiente senza diventare più intelligente.
Università È significativo che una delle notizie più interessanti delle ultime settimane non riguardi una piattaforma, ma l’università. La Cina ha avviato un programma pilota che consente alle persone che studiano per conseguire il dottorato di ricerca di conseguire contemporaneamente un master in un altro ambito disciplinare, con l’obiettivo esplicito di formare un’interdisciplinarità capace di tenere insieme medicina e intelligenza artificiale, ingegneria e materiali, ricerca clinica e modellazione dei dati. Nello stesso momento, l’Italia scopre di avere raggiunto il massimo storico di iscritti all’università, oltre 2,05 milioni, ma anche di vivere una crescita ambivalente: le telematiche sono passate dal 6,8% al 15% della popolazione studentesca totale e mostrano un tasso di abbandono tra primo e secondo anno del 18,8%, il più alto del sistema. Il messaggio è chiaro: allargare l’accesso è fondamentale, ma senza qualità, accompagnamento e rigore il capitale cognitivo rischia di disperdersi. Innovare non significa solo portare più persone dentro il sistema della conoscenza; significa metterle nelle condizioni di restarci e di produrre valore reale.
Investimenti La Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti hanno rilanciato la piattaforma ETCI 2.0 con l’obiettivo di raccogliere impegni per 15 miliardi di euro e mobilitare fino a 80 miliardi di investimenti, cercando di rafforzare soprattutto la fase in cui le startup dovrebbero diventare campioni industriali e invece troppo spesso si fermano o emigrano. Anche in Italia, però, qualcosa si muove in una direzione più matura. A Torino, il programma OGR Bridging Growth accompagnerà ogni anno quindici startup in un percorso di sei mesi verso i mercati internazionali, culminando con un ceo Retreat in Silicon Valley. A Palermo, il nuovo hub Patic ha annunciato un programma di accelerazione dedicato a dieci startup, con un focus preciso sulla preparazione al fundraising. Sul versante del trasferimento tecnologico, Poli360 2 ha chiuso una prima raccolta da 85 milioni di euro, con l’obiettivo di investire in deeptech e spin-off universitari, destinando almeno l’80% del capitale all’Italia.
Juventus Forward Squad Perfino il calcio, che per definizione vive di tradizione, identità e ritualità, sta diventando un laboratorio di open innovation. La Juventus ha formalizzato la sua Forward Squad, una squadra di startup selezionate per sperimentare, validare e sviluppare soluzioni concrete a supporto del club, dalla performance alla produzione di contenuti fino allo stadium management. Il punto interessante non è tanto il fascino dell’operazione, quanto il suo significato culturale: l’innovazione smette di essere un reparto marginale o uno slogan da convegno e diventa un metodo di lavoro, una forma di scouting, un modo di organizzare la sperimentazione.
Robot umanoidi Nel frattempo, la frontiera tecnologica si è spostata sempre più verso ciò che tocca il mondo fisico. Amazon ha acquisito Rivr, startup di Zurigo specializzata in robot per la consegna a domicilio capaci di affrontare scale e ostacoli, segnale che la logistica dell’ultimo miglio è ormai un terreno di automazione avanzata. A Pechino, nel distretto di Shijingshan, è stata aperta la terza fase di un centro di addestramento per robot umanoidi, descritto come il più grande database robotico della Cina, con ambienti simulati che vanno dalle case agli hotel fino ai supermercati e alle fabbriche. Alibaba, nello stesso tempo, ha presentato un nuovo processore a 5 nanometri basato su architettura Risc-V per l’era degli agenti AI.
Un tema di equità Ma c’è un’altra lezione che non possiamo permetterci di ignorare. L’Ufficio europeo dei brevetti ricorda che le donne rappresentano solo il 13,8% degli inventori nelle domande di brevetto europee e appena il 13,5% delle startup brevettanti include una donna tra i founder. È facile leggere questi numeri come un tema di equità, e lo sono. Ma sono anche, e forse soprattutto, un tema di competitività. Un ecosistema che lascia ai margini una parte così ampia del proprio potenziale umano non è soltanto ingiusto: è inefficiente. Se l’innovazione vuole essere davvero una risposta alle grandi transizioni del tempo, non può continuare a funzionare come una macchina selettiva che restringe il bacino delle persone di talento invece di ampliarlo.
Alla fine, tutto torna al punto di partenza. L’innovazione è, o dovrebbe essere, una costruzione sociale che ci mette nelle condizioni di pensare meglio. Per questo il vero asse del cambiamento non passa solo per i modelli linguistici, i robot umanoidi o i fondi miliardari, ma per l’alleanza tra libri, università, ricerca, capitale paziente e cultura organizzativa.