La macchina della distruzione creatrice: come si progetta il dinamismo d’impresa

 

Perfino gli incubatori più visionari hanno una domanda che li perseguita: da dove nasce la crescita che dura? Non quella che somiglia a fuoco di paglia, acceso da capitali facili o mode del momento, ma la crescita che attraversa decenni, riplasma interi settori e, nel farlo, alza il benessere di un Paese.

È la domanda che quest’anno ha guidato il Nobel per l’Economia, consegnato a tre studiosi che hanno messo l’innovazione al centro della scena: Joel Mokyr, storico dell’economia con lo sguardo lungo sulla Rivoluzione Industriale; e Philippe Aghion e Peter Howitt, teorici della crescita che hanno costruito il “motore” matematico della distruzione creatrice.

La geometria sta nel far dialogare due sguardi complementari. Da un lato, Mokyr spiega perché certi contesti storici e culturali diventano terreni fertili in cui nuove idee attecchiscono, germogliano e continuano a farlo. Dall’altro, Aghion e Howitt mostrano come dentro l’economia il ciclo dell’innovazione si attiva e si rinnova con strumenti, incentivi e strutture di mercato che permettono alle scoperte di arrivare alle persone e alle imprese.

Mokyr è lo storico che vede lontano; Aghion e Howitt sono gli ingegneri del motore.

Tutto questo può allora essere letto traducendo le loro riflessioni in azioni.

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