Innovazione: il potere che decide il futuro

 

L’innovazione non è una storia felice di chip scintillanti e startup sorridenti. È un campo di battaglia in cui si ridefiniscono potere, ricchezza, lavoro, perfino l’idea di umano. Ma oggi, per capirla davvero, non bastano i comunicati stampa delle big tech: servono libri, saggi, categorie nuove. Servono strumenti di conoscenza capaci di smontare la retorica dell’“inevitabile” tecnologico e leggere ciò che accade dietro la superficie, come le bolle che si gonfiano, i capitali che si spostano, la natura che si impoverisce, gli ecosistemi imprenditoriali che crescono o vengono svenduti.

Carlo Galli, Partha Dasgupta, Peter Thiel (suo malgrado), Ray Dalio, e una costellazione di casi concreti - dalle alleanze circolari dell’AI alle startup della biofarmaceutica, dall’economia circolare di Ecomondo ai fondi che scommettono sulla diversity - offrono una mappa preziosa. Letti insieme, raccontano una cosa semplice e scomoda. Dicono che innovare non significa soltanto “fare cose nuove”, ma decidere chi comanda sulle infrastrutture della vita, del sapere e dell’ambiente.

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